
Virginia Rizzo
Nata a Sant'Agata di Militello (ME), il 21/10/80.
Laureata all' Acc. delle Belle Arti di Palermo (Pittura)
rizzo.virginia@gmail.com
rizzovirginia@libero.it
Col trascorrere del tempo, acquisendo quante più nozioni possibili riguardanti il mondo dell’arte, mi hanno permesso di rendermi conto quanto particolare siano i miei interessi in riguardo.
Una curiosità evolutasi piano piano, una conoscenza sempre più stretta e confidenziale di quegli argomenti che inaspettatamente catturavano la mia attenzione.
Come in una sala di un cinema aspettavo di prender posto, occupando un ruolo di spettatrice, ansiosa di capirne ogni singolo frammento.
La mia domanda più frequente la pongo a me stessa.
Ma perché mi ritrovo spesso ad osservare incuriosita quegli artisti che, col proprio lavoro, usufruiscono d’immagini dal forte impatto visivo?
Forse influisce il mio lato caratteriale, chiuso, riservato, che spesso e volentieri fa fatica a venir fuori, poco esplicito, che reagisce di fronte a ciò che è palesemente aggressivo. E’ forse la legge del contrappeso?
Cerco di compensare quei lati deboli che dentro di me che si annidano, smuovendoli, facendoli sobbalzare dalla paura, ci riesco? Cosa può portarmi a quel sentimento d’ammirazione che provo nell’osservare il lavoro ad esempio di un Von Hagens? E’ un interesse puramente concettuale? O è tutto il percorso ideativi e poi esecutivo che questo strano “artista” segue? Corpi sezionati e ricomposti, una specie di riproposizione della morte, che permette allo spettatore di ripercorrere una gran parte della storia dell’arte, da Bosch a Dùrer, da Tiziano a Rubens, ovviamente tramite un linguaggio contemporaneo.
Figure senza volto.
Corpi intrisi di mistero, accumuli di ossa aggrovigliate una accanto all’altra. Persone realmente vissute, che alla fine della loro vita cedono il proprio corpo.
Sono argomenti, questi, che mi hanno spinto alla creazione e alla nascita di quei personaggi che mi ritrovo tuttora a realizzare, dalla dubbia identità. Corpi nascosti all’interno di pareti immaginarie, trasparenti ma molto spesse, muri che come elastici procedono in avanti, stritolando e comprimendo la poca aria che ne rimane.
Una lotta perpetua fra ombra e luce, fra vuoto e pieno. Corpi privi di arti, senza mani ne piedi. Si nascondono braccati da non si sa chi, costretti ad annidarsi in angoli ridotti, schiacciati da quell ’ombra pesante che in realtà,
involontariamente, ne esalta le piccole ma presenti zone di luce. Figure che sono spesso bloccate da linee di forza che ne oltrepassano il corpo.


